Infiammazione cronica da cibo


Per contrastare i disturbi connessi all' infiammazione da cibo (gonfiori, meteorismo, flatulenze, defecazioni frequenti, eritemi, dermatiti, acne, psoriasi, fibromialgie, emicranie, cistiti e candide e altro) è bene valutare le proprie abitudini alimentari e riconsiderare la qualità degli alimenti.

L’infiammazione è considerata in generale un fenomeno di controllo e di guarigione limitato nel tempo.

I segni dell’infiammazione tipici come il rubor, tumor, dolor, e functio lesa sono finalizzati a portare i macrofagi e altre cellule riparatrici per ricostruire e riparare il danno in brevissimo tempo. Questa forma di infiammazione non andrebbe combattuta o interrotta con farmaci che ne interrompano l’efficacia in quanto l’infiammazione è in primis un fenomeno riparativo e curativo.

Molto diversa è l’infiammazione cronica diffusa, determinata da esposizione continuata ad inquinanti, veleni, tossine o dall’assunzione ripetuta di alimenti sempre uguali cioè presentanti gli stessi allergeni. I sintomi sono spesso simili a quelli delle allergie, causando un forte segnale di alterazione del sistema immunitario, arrestando anche il processo di dimagrimento in seguito ad un’alterazione del segnale legato alla leptina. Se le cause che portano allo scatenamento del processo infiammatorio continuano ad agire si impedisce all’organismo una piena risoluzione del problema. Ma se il problema dell’infiammazione è provocato da una ripetuta e continua esposizione ad una sostanza o alimento l’infiammazione potrebbe rimanere elevata e diventare cronica degenerando in disturbi o malattie peggiori.

L'infiammazione determina un accumulo di acqua a livello extracellulare (come se ci fosse un incendio da spegnere) ed è principalmente causata da:
-presenza di tossine o scorie alimentari e ambientali, farmaci
-presenza di alimenti di cui si è intolleranti
-eccesso di sale e zuccheri nell'alimentazione: salumi, formaggi, pane e prodotti da forno

Per saperne di più leggete il bellissimo libro: "Food Sensitivity" di Lyda Bottino e Luca Speciani Edzioni Correre, 2017.

l'infiammazione è responsabile del sovrappeso e di molte patologie



Come si instaurano le food sensitivity?

Esistono alcune situazioni che favoriscono l’insorgenza delle food sensitivity:

-una condizione di stress emotivo protratto nel tempo riduce la capacità digestiva e indebolisce il sistema immunitario

-un uso prolungato di antibiotici limita le funzioni di barriera e filtro esercitati dalla flora batterica intestinale;

-un consumo assiduo di alimenti industriali raffinati (cereali e farina raffinata, latte a lunga conservazione, oli vegetali estratti con solventi,ecc);

-un’ alimentazione fondata principalmente su cibi non biologici, contaminati da pesticidi, erbicidi, fertilizzanti, contenenti additivi, conservanti, coloranti, edulcoranti e aromi;

-una alimentazione monotona, con un limitato contenuto di frutta e verdura (meno di 700gr al giorno) e con un basso consumo di legumi e cereali integrali (meno di tre volte per settimana).


Gli alimenti trattati chimicamente causano due problemi:


1) l'introduzione di sostanze estranee all'organismo spesso costituite da scorie tossiche che il nostro corpo non riconosce come proprie e quindi le considera come degli antigeni;

2) i vegetali, spesso cresciuti con l'uso di concimi chimici, diserbanti, ecc sono meno resistenti alle avversità, quindi più poveri in antiossidanti, come vitamine, oligoelementi, flavonoidi. Si tratta di sostanze invece fondamentali nell'attivazione del sistema immunitario (reazione immediata di difesa), per il mantenimento di un'efficente flora batterica intestinale e per la detossificazione del fegato.

Le manipolazioni dei nostri alimenti riducono in minima o larga parte il contenuto in minerali e vitamine, fibre. Infatti, con la raffinazione dei cereali (frumento, riso, mais, ecc) si perdono fibre, magnesio e ferro, vitamine del gruppo B, vitamina E e acidi grassi essenziali e proteine.

Con la pastorizzazione del latte si perdono preziosi enzimi fondamentali per la digeribilità e la scrematura comporta anche la perdita della vitamina E, A, K e D.

Questa situazione di malnutrizione è responsabile della riduzione della capacità digestiva, della lentezza digestiva e dei gonfiori addominali.

Una funzione fondamentale esercitata dai microbi intestinali è la DETOSSIFICAZIONE. Basti pensare all'immensa quantità di inquinanti (additivi, metalli pesanti, pesticidi e veleni agricoli, conservanti alimentari, coloranti)

I disturbi possono riguardare l'intestino (gonfiori diarrea, sindrome del colon irritabile, gastrite), il sistema respiratorio (sinusiti, bronchiti, faringiti, infezioni ripetute, asma), la pelle (eczema, orticaria dermatiti, psoriasi), il sistema nervoso (mal di testa, difficoltà di concentrazione, sindrome da stanchezza cronica, insonnia), quello genito-urinario (cistiti, vaginiti, candidosi) e quello muscolare (dolori articolari e muscolari, crampi, artrite). È come se l'introduzione di un alimento verso il quale si è ipersensibili si traducesse in un lento avvelenamento dell'organismo con sintomi difficili da interpretare. I latticini per esempio danno più frequentemente colite e cefalea, il frumento pure, ma anche problemi cutanei e sintomi respiratori (legati soprattutto ai derivati lievitati o fermentati)


Questionario QuASA Anamnesi Sovraccarico Alimentare

(Copyright Bottino/Speciani 2017)


Le Food Sensitivities sono un a realtà scientifica riconosciuta al congresso mondiale di Allergologia di Vancouver nel 2003. Sono strettamente legate ad un sovraccarico alimentare in quanto sono definite come una forma di allergia ritardata determinata dalla ripetizione dello stimolo alimentare sulle cellule intestinali per 2-3 giorni consecutivi. Scopo del questionario di individuare un livello generale di gravità della sensitivity e nello stesso tempo di fornire una valutazione quantitativa della sensibilità nei confronti di un determinato gruppo alimentare


QuASA consiste dunque in un dettagliato questionario anamnestico che analizza tre differenti ambiti:

1. La predisposizione generale del paziente verso una Food Sensitivity, in relazione a fattori genetici, farmacologici e di storia individuale

2. Il sovraccarico alimentare per ciascun gruppo alimentare

3. La correlazione tra sintomi di sovraccarico e alimenti che li provocano

Le risposte che il paziente fornisce a un centinaio di domande diverse generano un punteggio generale di predisposizione e un punteggio specifico per ciascun gruppo alimentare implicato nella sintomatologia. L’immissione dei dati per l’elaborazione viene poi effettuata su un foglio di calcolo appositamente predisposto che viene dato in uso ai professionisti abilitati all’uso del questionario. Il risultato è disponibile in pochi minuti (le risposte possono essere date davanti al professionista, raccolte da un’infermiera o anche compilate in sala d’attesa) e non richiede prelievi di sangue, spedizioni a centri esterni o tempi d’attesa di qualunque genere. Il paziente riceve il proprio referto pochi minuti dopo aver risposto alle domande.

Il referto consiste in 5-6 fogli prestampati, da completare a cura del professionista con i dati specifici del paziente, che contengono un elenco di lavori scientifici di supporto, per la lettura del dato da parte di eventuali altri medici. Al paziente vengono inoltre rilasciate le schede specifiche dei gruppi alimentari verso i quali è risultato sensibile.


L'identificazione della predisposizione generale e del gruppo alimentare in grado di provocare sensitivity avviene solo attraverso quesiti anamnesici e richiede dunque la presenza di un medico o biologo nutrizionista che abbia ottenuto l'abilitazione all'uso del questionario QuASA. 


Sovrappeso e infiammazione

Oggi, gli studi hanno osservato una forte correlazione tra i livelli di visfatina e di adiponectina e lo sviluppo contemporaneo di obesità e di reazioni allergiche (Sismanoupolos N et al, Allergy. 2013 Jan;68(1):8-15. doi: 10.1111/all.12043. Epub 2012 Oct 16).
Questo significa che chi mangia in maniera anomala, stimolando la resistenza insulinica (per esempio saltando la prima colazione, o mangiando zuccheri raffinati ad ogni pasto) stimola non solo l'ingrassamento ma sviluppa anche delle gravi rezioni allergiche. Tale conseguenza è dovuta la fatto che l'organismo ha superato il livello di soglia  di tolleranza e manda un segnale di allarme che necessità di essere preso in seria considerazione


L'infiammazione da cibo sembra essere sempre più responsabile di una serie di disturbi molto diffusi come l'artrite reumatoide, l'emicrania, la fibromialgia, l'asma allergico, la dermatite atopica e l'acne, il gonfiore addominale, la psoriasi e più recentemente anche l'ingrassamento.
Attraverso il recupero della tolleranza alimentare e l'aiuto di prodotti naturali come i flavonoidi o gli oli che riequilibrano l'infiammazione è possibile controllare l'infiammazione e migliorare la sensibilità insulinica


Un organismo cronicamente infiammato non dimagrisce, non guarisce, risponde male ai trattamenti. Lavorare con competenza sulle Food sensitivities, con tutti i collegamenti scientifici necessari, vuol dire innalzare la qualità del proprio intervento sul paziente indipendentemente dal campo specialistico in cui si lavora.



 


Share by: